DELOCATIONPublic Art

DELOCATION nasce come istallazione-happening site-specific in seno al progetto ViArtis - Sulle Rotte Mediterranee promosso dal Dipartimento dArTe della Mediterranea, l’Accademia delle Belle Arti, il Conservatorio e l’Associazione Pro-Pentedattilo Onlus/Agenzia Borghi Solidali, già da tempo impegnati nella realizzazione opere di arte contemporanea nella provincia di Reggio Calabria.
Size:
120 m2, 15×11m platforms
Date:
12 Maggio 2013
Credits:

(Progetto finanziato nell’ambito del POR Calabria FESR 2007/2013 > - Linea di Intervento 5.2.2. 4 – Azioni per lo sviluppo dell’Arte contemporanea in Calabria)

About:
VIARTIS 
Video 
Landscape in_progress 
HOUSES 
L’istallazione rimanda a una più ampia riflessione sui significati dell’abitare. Ci chiede di considerare quelle strutture trasparenti ma assolutamente indispensabili che reggono l’ambiente familiare: le relazioni affettive con le persone, con le cose, gli spazi, i luoghi. L’happening diviene un percorso per ripensare la città attraverso un’opera di ricerca-azione dal forte approccio metariflessivo. Lo spettatore è invitato a riconsiderare nel suo immaginario passato ma anche attuale quella casa degli affetti, che spesso tende a nascondersi dietro le mura delle strutture e del tempo. Il pubblico è invitato non solo a interagire con l’opera ma ne diviene co-autore e opera stessa.  La città ri-di-segnata collettivamente riappare secondo un agire democratico e partecipato.

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L’idea nasce nel novembre 2012 quando, con l’equipe degli organizzatori ViArtis, abbiamo visitato dei paesi dell’hinterland reggino. Tra questi luoghi mi ha particolarmente colpito il Parco di Ecolandia: ricordo di aver percepito un certo imbarazzo misto a mal di pancia. La cosa che mi ha segnato in quell’occasione è stata il degrado dei quartieri intorno al parco, dove ho scoperto che, da qualche anno, viveva la più grande concentrazione di famiglie Rom di Reggio Calabria. Nel 2007 l’amministrazione comunale, con l’attuazione dell’operazione Delocation Rom, ha dato l’avvio ad un progetto di ‘risistemazione abitativa’ di un numero cospicuo di famiglie Rom. Delocation Rom è divenuto secondo alcuni il ‘modello Reggio’. La realtà però, oggi, presenta uno scenario che non somiglia affatto ad un modello da replicare. L’operazione è stata una massiccia rimozione/deportazione forzata di decine di famiglie rom alloggiate/confinate  fuori città. 
ReggioCalabria
Con queste premesse nasce il progetto DELOCATION: un’opera complessa che si articola in più fasi e con modalità diverse per sollevare riflessioni attraverso AZIONI. Il progetto DELOCATION, indica un percorso per ripensare la città attraverso un’opera di ricerca-azione dal forte approccio metariflessivo che induce i partecipanti a porre al centro del loro ragionamento le tematiche da cui l’Opera-Azione nasce.Il pubblico è invitato non solo ad interagire con l’opera ma ne diviene co-autore ed opera stessa. L’opera non finisce nel tempo dell’happening ma prosegue amplificandosi nella memoria collettiva di coloro che hanno creato lo spazio interiore per esser segnati dai segni delle Azioni condivise. È l’idea dell’arte per la gente e con la gente che, nelle vie delle Azioni generi relazioni, reazioni e segni per immaginare disegnando una città più democratica e partecipata. La riflessione e la condivisione divengono l’immagine stessa dell’opera, la superficie di lavoro.  L’intervento estetico è nell’immaginario collettivo. Un immaginario ferito che ha bisogno di essere guidato, aiutato, difeso dall’azione lenitiva dell’Arte.
L’Opera-Azione artistica inizia già qualche giorno prima della performance pubblica. Patrizio Raso, infatti, incontra studenti e docenti presso l’Università Mediterranea e con loro inizia un percorso di riscoperta emozionale dell’immaginario. L’invito a guardarsi dentro parte da uno stimolo visivo, una foto-sequenza degli interni e degli esterni delle case/pedina, opere pensate e realizzate appositamente per DELOCATION.

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Il 12 Maggio 2013, l’Opera-Azione artistica prosegue pubblicamente e per tutta la giornata presso l’anfiteatro del lungomare seguendo le tracce di QUATTROAZIONI.

Prima AZIONE  “di-segno collettivo” 

Di segno sono fatti i disegni, segni diversi e diversamente complessi tutti utili a costituire l’immagine del disegno. Ri-di-Segnare una città e farlo collettivamente è un riappropriarsi degli stessi luoghi superando visioni personali, cercando sui bordi del proprio agire accordi formali. 

Disegno collettivo

È mattino presto quando venticinque studenti dell’università Mediterranea e dell’Accademia danno vita ad un grande disegno collettivo su un enorme tappeto verde la cui forma ricorda il profilo di una grande casa. Divisi in gruppi da cinque, gli studenti  lavorano sulle diverse aree-quartiere assegnate. Con gesso, colore e scotch, aiutandosi con planimetrie quadrellate, disegnano sul grande tappeto i perimetri delle piazze, i giardini, gli edifici e le strade. La città di Reggio Calabria viene ri-di-segnata e riappare secondo un agire democratico e partecipato.Sono i bordi delle aree assegnate ai diversi gruppi a generare quello che è il reale conflitto. Questi rappresentano le periferie, i margini di ogni città. È proprio in queste zone che i gruppi di lavoro devono concentrare i loro sforzi. Prima di iniziare a tracciare, sorge la necessità di accordarsi col gruppo confinante per poter condividere il senso. Si cerca in questo modo di ritrovare nel confine l’incontro che genera, suscita, stimola. Le attività di disegno si susseguono ciclicamente, alternandosi a momenti di confronto. Ogni volta, si costituisce ritualmente un cerchio ed i rappresentanti dei vari gruppi espongono al gruppo riunito criticità e scoperte emerse nel fare. A mezzogiorno, il grande disegno della planimetria di Reggio Calabria è quasi del tutto completo: si vede un disegno che tiene insieme segni diversi, tracce di colore, frammenti di scotch, forme più e meno definite. È un grande cantiere di una città che ridisegnandosi urbanisticamente si ripensa più umana.

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Seconda AZIONE “delocalizzazioni gravitazionali”

La sospensione dei sacchi dell’immondizia non è un semplice richiamo alla situazione di disagio che la città vive. È piuttosto uno sfondo sospeso, una innaturale gravitazione a tempo determinato. La città vive disagi sociali dei quali percepiamo solo lo sfogo di superficie.

Nel primo pomeriggio, oltre cento grandi palloni gonfiati ad elio rivestiti con buste della spazzatura, vengono sospesi simbolicamente nelle vicinanze del grande disegno. L’insieme costituisce un enorme ammasso disordinato e nero che animato dalle raffiche di vento dello stretto si dimena come un drago in procinto di attaccare la città. Il grande ammasso nero prende forma e diventa sempre più grande man mano che i gruppi di lavoro proseguono nel gonfiare, rivestire ed istallare a bordo mare questi segni bui. Talvolta se ne disperdono alcuni frammenti, sono palloni volati via o “rubati” da qualche bambino, segni itineranti che amplificano la forma informe nella città

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Terza AZIONE  “giochi di potere”

Omologate nella forma e nella dimensione le case pedina sono diventate “oggetti di facile consumo”: hanno perso le loro peculiarità di residenza famigliare. Il loro aspetto è sconvolto nel rovesciamento prospettico tra interno/esterno ed esterno/interno: sono state rivoltate come calzini, l’interno spogliato nella sua intimità è divenuto esterno e l’esterno con i suoi pericolosi inconsci è entrato incontrollato all’interno. Giocate pure!

È tardo pomeriggio, sul tappeto verde un grande quadrato interseca e sovrasta in parte il disegno collettivo, una sorta di “quartiere ideale” costituito da una struttura perfetta ed a scacchiera. Il modulo che si ripete al suo interno, in positivo e negativo, è ricavato dalla pianta del palazzo municipale. Palazzo San Giorgio è sede del governo della città e si impone graficamente come unica alternativa urbana possibile, una visione totalitaria che non lascia spazio a nessun’altra forma. Un modulo che si impone modellando tutto a sua immagine e somiglianza. Il cittadino non ha di che preoccuparsi se non di abitare il metro quadro assegnatogli. È su questa area che va in scena la terza azione. In questa scacchiera, il pubblicogioca a dama esercitando a turno i  “giochi di potere”. Il cittadino si avvicenda  sull’area determinando col gioco il cambiamento costante della disposizione delle case/pedina,  inscenando nuovi assetti urbani come riflesso del potere di chi ha avuto la meglioLe case/pedina sono in buona parte luoghi del vissuto del loro autore, stanze che rivivono per resistenza mnemonica. Sono luoghi privati che persistono nel tempo perché affettivamente importanti. Ed è proprio questa dimensione affettiva che non viene presa in considerazione nei giochi di potere.

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panoramica

Quarta AZIONE esecuzione forzata”

Un violento ma salvifico risveglio, un richiamo all’agire. A noi il compito di non addormentarci più…

È sera, le ombre dei palloni di spazzatura sospesi si proiettano sul grande tappeto verde. Il vento li ha animati vivacemente per tutto il pomeriggio. La minacciosa nube nera attrae l’attenzione dei passanti e questi, spinti dalla curiosità di vedere l’anomala spazzatura volante, interagiscono con l’opera stessa. Il sole scende oltre l’orizzonte siciliano quando, attorno all’opera, si giocano le ultime partite di questo particolare torneo di dama. Improvvisamente, dal nulla irrompono quattro militari in assetto di guerra. Si dispongono attorno ai cento palloni di spazzatura svolazzanti: uno di loro dà il comando di sparare. Uno ad uno cadono giù per terra tutti i palloni. Qualcuno, preso di striscio dai proiettili, si libera in volo e, spinto dal vento, sembra rifugiarsi fra i tetti delle caseLa scena è drammatica, il grande “drago nero” cade al suolo, la dimensione sospesa e fiabesca finisce. Ora tocca ripulire le strade.

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